Il modo in cui respiriamo e il nostro stato di salute sono strettamente collegati: abbiamo visto finora come una respirazione alterata sia causa e conseguenza di numerose problematiche, come infiammazione e ostruzione delle vie aeree superiori (riniti), problematiche dei tessuti molli della bocca (russamento, apnee notturne), alterazioni della mobilità del torace e delle aree vicine, ma anche disturbi psico-emotivi o psichiatrici, come stress, ansia e attacchi di panico. L’effetto terapeutico dell’esercizio respiratorio, tuttavia, non si limita a queste situazioni “specifiche”, ma agisce sulla nostra salute in maniera molto più profonda ed estesa, come dimostrato da numerosissime pubblicazioni scientifiche degli ultimi anni; attraverso la respirazione, infatti, è possibile modificare in maniera profonda il funzionamento del nostro corpo e della nostra mente. Una delle componenti che risente maggiormente della respirazione è quella cardiovascolare, per via della stretta relazione tra questi due sistemi; ne è un esempio il fenomeno chiamato Aritmia Seno-Respiratoria (RSA), che modifica la frequenza cardiaca in relazione al ciclo respiratorio: quando inspiriamo, infatti, la nostra frequenza cardiaca aumenta, mentre quando espiriamo si riduce. Si ritiene che questo fenomeno consenta di ottimizzare gli scambi gassosi, aumentandone l’efficienza. La connessione tra respiro e attività cardiaca è mediata da una componente del sistema nervoso, chiamata sistema nervoso autonomo (SNA): questo sistema si occupa di integrare e rielaborare le informazioni provenienti dall’interno e dall’esterno del corpo, utilizzandole per regolare in maniera fine e precisa le funzioni corporee. Questo sistema ci consente, in sostanza, di reagire alle sollecitazioni ambientali e di adattarci modificando il funzionamento dei nostri organi interni. Anche l'aritmia seno-respiratoria è un meccanismo adattativo, in cui il SNA regola finemente l’attività cardiaca basandosi sulle informazioni respiratorie. Tanto più questi meccanismi adattativi funzionano, tanto più la persona sarà “resiliente”, ossia in grado di far fronte alle sollecitazioni e agli stress (interni o esterni, fisici o psichici, …) e di mantenere un buono stato di salute. E’ noto infatti che i soggetti con un sistema nervoso “adattabile”, che esprimono alti valori di RSA e, in generale, di variabilità della frequenza cardiaca (HRV), hanno un migliore stato di salute, sono meno a rischio di sviluppare patologie croniche, sono meno infiammati, meno stressati e riescono a mettere in atto performances fisiche e/o psichiche di alto livello. Al contrario, soggetti con scarsa variabilità dell’attività cardiaca hanno insufficienti capacità di adattare il funzionamento corporeo in relazione al contesto, e sono quindi più esposti alle conseguenze dello stress e della malattia.
In questo contesto, la respirazione è in grado non solo di modificare il funzionamento cardiovascolare, ma agisce più a monte variando l’attività del sistema nervoso: è stato dimostrato, infatti, che coloro che praticano regolarmente esercizi respiratori hanno maggiori capacità adattative e un migliore funzionamento del SNA. L’esercizio respiratorio aumenta, in sostanza, la resilienza della persona, la sua capacità di mantenere l’equilibrio interno del corpo e, conseguentemente, lo stato di salute. Questo si traduce in una migliore capacità regolatoria della frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, del metabolismo di zuccheri e grassi, dell’infiammazione, ma anche di componenti psichiche come le emozioni e le funzioni cognitive.
La modalità respiratoria più efficace per agire su queste componenti consiste, ancora una volta, nel rallentare la nostra frequenza respiratoria. In particolare, si è scoperto che esiste una frequenza respiratoria ben precisa, specifica per l’uomo (ma leggermente diversa da persona a persona), che consente di ottenere il più importante incremento di funzionalità del SNA: Questa frequenza respiratoria si attesta su circa 5.5 respiri al minuto ed è chiamata Frequenza di Risonanza, in quanto determina una sincronizzazione dei ritmi respiratori, cardiaci (frequenza cardiaca) e vascolari (oscillazioni della pressione arteriosa) e un incremento importante della loro funzionalità. Quando respiriamo a questa frequenza le parti del cervello deputate a mantenere il corpo in equilibrio e in salute si attivano, e sono più efficaci nella regolazione di cuore, vasi sanguigni, sistema immunitario, sistema metabolico, psiche e altre componenti. Gli studi scientifici hanno recentemente dimostrato che respirare alla frequenza di risonanza è in grado di ridurre l’ipertensione arteriosa, la tachicardia, l’infiammazione sistemica, lo stress, il dolore, l’insonnia, le problematiche digestive e, non per ultimo, l’ansia e la depressione. La respirazione lenta, quindi, non è utile solo perché consente scambi di ossigeno e di anidride carbonica più efficaci, ma anche (e soprattutto) perché agisce in profondità nel nostro organismo, migliorando il funzionamento di tutte le sue parti.