1. LA RESPIRAZIONE

1.3. La respirazione toracica

Di Diego Lanaro

Di Diego Lanaro




Un’altra dinamica respiratoria scorretta è rappresentata dalla respirazione “di petto”, contrapposta a quella “di pancia”. Questa respirazione disfunzionale è molto diffusa nella popolazione, ed è caratterizzata da un maggior utilizzo delle strutture muscolo-scheletriche del torace per respirare, a scapito del diaframma toracico, il principale muscolo della respirazione. Il diaframma ha la forma di una cupola e separa il torace dall’addome; quando si contrae si appiattisce e scende verso l’addome, permettendo l’espansione dei polmoni e, conseguentemente, l’inspirazione. Quando si rilassa, invece, risale e riduce il volume polmonare, portando all’espirazione. Questa dinamica diaframmatica si manifesta principalmente con l’espansione e lo sgonfiamento dell’addome, motivo per cui viene chiamata respirazione “di pancia”, e in condizioni di riposo dovrebbe essere il motore principale della respirazione. In situazioni più attive, come durante l’attività fisica, la respirazione puramente diaframmatica potrebbe non essere sufficiente per consentire lo scambio di grandi volumi d’aria, e quindi insieme al diaframma intervengono una serie di strutture definite “accessorie”, localizzate perlopiù nella porzione toracica superiore. Ne sono un esempio i muscoli del petto, del collo e delle spalle, che si affiancano al diaframma per supportare il lavoro respiratorio, e le strutture osteoarticolari della gabbia toracica, delle scapole e delle clavicole, che aumentano la loro escursione di movimento così da aumentare ulteriormente l’espansione polmonare. In questo caso si parla di respirazione “di petto”. Sempre più spesso, in particolare nel mondo occidentale, la respirazione toracica non è più relegata a respirazione accessoria da usare nelle situazioni di sforzo fisico, ma diventa la modalità principale anche in situazioni di riposo, in cui non ce n’è realmente la necessità. Ciò avviene, in genere, quando il diaframma riduce la sua funzionalità, ossia la sua escursione di movimento, per cause: 

  • Intrinseche: il diaframma è “contratto”
  • Locali: ostacoli alla sua mobilità creati dalle strutture circostanti (es. scoliosi della colonna vertebrale od obesità viscerale)
  • Psico-Emotive: le vie nervose che dal cervello controllano i movimenti di contrazione e rilasciamento del diaframma fanno parte di una rete molto complessa, che risente anche della componente emotiva; non è un caso, infatti, che quando ci sentiamo ansiosi tendiamo a ridurre la profondità della nostra respirazione, utilizziamo soprattutto la parte toracica, e spesso riferiamo la sensazione di ansia a livello della bocca dello stomaco. Anche lo stress quotidiano può ridurre la funzionalità diaframmatica e portare all’utilizzo della respirazione toracica. 

Come nella respirazione orale rispetto a quella nasale, anche in questo caso il nostro corpo si è evoluto in modo da poter utilizzare differenti strategie respiratorie (respirazione diaframmatica o toracica) in relazione alle necessità. Il problema non è tanto respirare con il torace rispetto alla pancia, ma farlo cronicamente. L’utilizzo continuativo di questa modalità respiratoria instaura infatti un circolo vizioso, che coinvolge tutte le strutture deputate alla respirazione e che porta a delle conseguenze funzionali e strutturali. Il diaframma, venendo utilizzato in misura minore, vedrà ridursi ulteriormente la sua funzionalità, e tenderà a irrigidirsi ancora di più. I muscoli accessori, come quelli del petto e del collo, diventeranno prevalenti nella meccanica respiratoria, e quindi tenderanno a sovraccaricarsi; ne conseguiranno, col tempo, dolori cervicali, dorsali, o alle spalle, mal di testa e problemi alla mandibola. Inoltre, essendo questi muscoli impegnati nella dinamica respiratoria, saranno reclutati con più difficoltà nelle situazioni in cui è necessaria la loro contrazione, limitandone la funzionalità. Col tempo, sia il torace che l’addome vedranno ridotta la loro escursione di movimento, e l’atto respiratorio sarà sempre meno funzionale e più dispendioso a livello energetico. Sembra inoltre che la ridotta escursione del diaframma possa influenzare negativamente anche la funzione viscerale: i polmoni, in primis, andranno incontro a una ridotta espansione, in particolare nella loro porzione inferiore; una ridotta escursione diaframmatica, inoltre, limiterà la mobilità degli organi addominali, come lo stomaco, il fegato, l’intestino e i reni, con un impatto negativo sulla loro circolazione e sul drenaggio linfatico e, potenzialmente, sulla loro funzione (rallentando ad esempio la peristalsi intestinale). 

Alla luce di questo quadro esteso e complesso, risulta evidente come per ripristinare una corretta respirazione “di pancia” spesso non sia sufficiente fare attenzione al modo in cui respiriamo, ma si debba lavorare sul corpo stesso: per favorire la funzione respiratoria, in sostanza, dobbiamo prima lavorare sulle strutture coinvolte nella respirazione, ripristinandone la mobilità e la forza. Per questo motivo, nelle culture orientali, l’esercizio respiratorio veniva in genere affiancato ad esercizi di mobilità, come lo yoga nella cultura indiana o il qigong in quella cinese. Una struttura muscolo-scheletrica libera da restrizioni permetterà al respiro di espandersi all’interno del corpo in maniera naturale e non condizionata dalle limitazioni della struttura corporea. Il primo passo per modificare la meccanica respiratoria è, quindi, mobilizzare il corpo attraverso il movimento, praticando yoga, qigong, pilates o ginnastica posturale. In quest’ottica, anche il Trattamento Manipolativo Osteopatico permette di ripristinare una corretta funzionalità delle strutture muscolo-scheletriche, facilitando le corrette dinamiche respiratorie. Una volta mobilizzata la struttura, se è ancora prevalente la respirazione “di petto”, allora sarà possibile lavorare sulla propria consapevolezza e sulla meccanica respiratoria vera e propria, con esercizi che ripristineranno la dinamica toraco-addominale e diaframmatica.