1. LA RESPIRAZIONE

1.1. LA RESPIRAZIONE ORALE

Di Nicola BarsottiDi Nicola Barsotti



Si stima che il 40% della popolazione soffra di ostruzione nasale cronica, una condizione che riduce in maniera più o meno importante il flusso di aria attraverso le narici; a questo dato se ne associa un altro, ossia che il 50% della popolazione respira abitualmente con la bocca, in maniera più o meno marcata. A soffrire di questa situazione sono soprattutto i bambini e le persone in sovrappeso. Se nei bambini a favorire l’ostruzione sono soprattutto fattori infiammatori – in particolare l’ingrossamento delle adenoidi, ghiandole localizzate posteriormente nella gola e importanti per combattere le infezioni – negli adulti l’ostruzione è facilitata da fenomeni strutturali o infiammatori a livello delle cavità nasali (deviazione del setto nasale, ipertrofia dei turbinati, rinite cronica) e dalla presenza di elevata massa grassa a livello del collo (sono considerati a rischio colli con una circonferenza superiore a 43cm nell’uomo e 40 nella donna). A livello nasale uno spazio ridotto facilita l’ostruzione delle vie aeree, inibendo il flusso dell’aria e creando un terreno fertile per la proliferazione di popolazioni batteriche nelle cavità nasali. Ciò contribuisce allo stato infiammatorio (rinite) e alla costipazione, instaurando un circolo vizioso che ostruirà sempre di più le vie nasali e ci obbligherà a respirare con la bocca. Il nostro corpo si è evoluto per avere due vie di accesso dell’aria (naso e bocca) proprio per poter sopravvivere in situazioni in cui una delle due vie non sia utilizzabile; il problema è che queste situazioni sono sostenibili per brevi periodi, come uno sforzo fisico intenso oppure qualche giorno di influenza, ma non in maniera continuativa. L’aria inspirata dalla bocca non viene filtrata, riscaldata e pressurizzata come quella che passa dal naso, e ciò ha un grosso impatto sulle vie aeree: non filtrare l’aria vuol dire permettere a patogeni e impurità di entrare più facilmente all’interno del nostro corpo; non riscaldare l’aria vuol dire immettere aria fredda nelle nostre vie aeree, facilitando riduzioni reattive del loro calibro (ne è un esempio l’attacco di asma dovuto alla respirazione di aria fredda, che si verifica in 3 soggetti asmatici su 4); non pressurizzare l’aria vuol dire privare i tessuti molli all’interno della gola della sua spinta, facendoli rilassare e cedere verso l’interno, rendendo la respirazione nasale ancora più difficile e facilitando la comparsa di russamento e di apnee notturne. Respirare dal naso invece spinge a forza l’aria contro i tessuti molli, allenandoli a restare più tonici e a mantenere una maggiore pervietà delle alte vie respiratorie. La respirazione orale risulta molto pericolosa per la salute, potendo favorire la comparsa della Sindrome da Apnee Ostruttive del Sonno, una condizione che determina episodi di chiusura delle vie aeree superiori durante il riposo, portando all’interruzione della respirazione per alcuni secondi (apnee), e determinando una riduzione dell’ossigenazione del sangue e della qualità del sonno. Questa sindrome, inoltre, influisce negativamente sulle prestazioni cognitive (memoria, concentrazione, …) e determina col tempo problematiche cardiorespiratorie come ipertensione, aritmie, aumentato rischio di infarto e di ictus e insufficienza respiratoria. Un altro punto di connessione tra respirazione e funzione cardiovascolare è dato da una molecola chiamata Ossido Nitrico: questa sostanza viene prodotta all’interno del nostro corpo e ha una potente azione sul sistema cardiorespiratorio, in quanto aumenta la circolazione dell’ossigeno e la sua distribuzione ai tessuti, oltre a favorire la funzione cardiovascolare in generale. E’ stato dimostrato che la respirazione nasale, rispetto a quella orale, porta a un aumento dei livelli di ossido nitrico 6 volte superiore, e ciò determina un assorbimento dell’ossigeno maggiore del 18% da parte dei tessuti. Infine, la respirazione orale influisce anche sul bilancio idrico del nostro corpo, in quanto porta a una eliminazione dell’acqua corporea (tramite esalazione) superiore del 40% rispetto alla respirazione nasale. Per tutti questi motivi la respirazione orale è un difetto respiratorio molto importante da correggere, ripristinando una corretta respirazione nasale. 

Da un punto di vista terapeutico è importante interrompere la respirazione orale e il suo circolo vizioso, riducendola e ripristinando quella nasale. A seconda della gravità della situazione, questo cambio di abitudini potrà essere facile e naturale, richiedendo semplicemente un aumento di consapevolezza della persona sulle proprie abitudini respiratorie, oppure richiederà un percorso più lungo. In alcuni casi, infatti, per poter reintrodurre una corretta respirazione nasale sarà necessario: 

Ripristinare la pervietà delle vie nasali; nei casi lievi ciò può essere fatto tramite lavaggi e/o spray nasali (ad. esempio con soluzione fisiologica); anche il Trattamento Manipolativo Osteopatico in queste situazioni potrebbe essere d’aiuto, stimolando la mobilità e la funzione delle strutture muscolo-scheletriche facciali coinvolte nella respirazione. Nei casi più gravi, in cui sono presenti anche alterazioni “strutturali” (es. deviazione marcata del setto nasale), sarà in genere necessario invece adottare un approccio chirurgico. Se il problema riguarda solo la parte esterna del naso, come in caso di narici strette, è invece possibile utilizzare dei dilatatori o dei cerotti che mantengano le narici ben aperte. Sforzarsi a respirare col naso inoltre instaura un circolo vizioso positivo, in quanto più si respira col naso, più i tessuti si tonificheranno e semplificheranno la respirazione nasale. 

Ridurre l’abitudine di respirare con la bocca; se ciò in genere durante il giorno richiede semplicemente di fare attenzione a non respirare con la bocca, di notte potrebbe richiedere qualche attenzione in più, come l’utilizzo di una piccola striscia di nastro adesivo, posizionata verticalmente al centro della bocca (in modo da impedire l’apertura della bocca senza però evocare sensazioni di soffocamento o mettere a rischio la persona). Anche cambiare posizione a letto può aiutare, evitando la posizione supina o utilizzando dei cuscini per rimanere più elevati con la testa.